| Il fabbisogno formativo |
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L’attribuzione alle Province del ruolo di Ente intermedio privilegiato (come previsto esplicitamente dall’art. 2, della sopra citata Legge) crea idealmente dei margini di azione certi e rendono la Provincia il titolare soggetto della pianificazione intermedia tra Comuni e Regioni con l’adeguamento normativo progressivo (spesso in forte ritardo per alcune regioni come la Sardegna) conformi all’impianto normativo previsto in sede nazionale. L’estensione e la delega di questi ultimi anni sulla definizione del fabbisogno formativo professionale alle Provincie ha portato queste ultime ad un lavoro ulteriore di studi ed analisi atti a portare l’Ente periferico alla formulazione di strategie oggettivamente valide per poter agire in merito. L’approccio di metodo usato per la redazione del documento di analisi strategica presenta diverse caratteristiche che, intersecate tra loro, lo potrebbero definire di carattere multidisciplinare. Tale carattere, perche possa avere una valenza il più oggettivo e usabile, si rapporta alla comparazione degli studi con evidenti analogie a quanto fatto in territori comparabili da parte dell’Unione Europea. In questo rapporto, dettagliato nei capitoli e paragrafi dell’Indice, sono infatti delineati con chiarezza il quadro normativo, gli strumenti di analisi di settore, gli elaborati sui dati forniti dall’Osservatorio statistico provinciale, che insieme vanno a comporre, in una somma algebrica, il totale del o dei fabbisogni formativi della Provincia di Olbia - Tempio. Le evidenze dei presupposti sia tecnici che scientifici sono strutturate per operare una valutazione di impatto degli interventi che fanno parte implicita del documento. Dai diversi rapporti infatti, già nel processo di formulazione e di programmazione degli stessi sono stati prodotti gli indicatori sintetici di misurazione. La selezione degli indicatori ha risposto ai seguenti criteri: · numero definito di tabulati (ovvero dei dati su cui fare le indagini); · lettura diretta ed immediata, significativa per ogni tipologia di variabile nei riferimenti e nelle congruenze fra loro; · relazione con altri indicatori e relativo grado di flessibilità, per poter consentire correttivi (ampliamenti, diminuzioni ecc.) nelle formulazioni possibili future; · omogenei, per poter essere comparabili tra loro. · Predisposti per fare in modo che possa essere effettuata una raccolta periodica di informazioni e dati sugli oggetti di indagine, tanto più se lo schema proposto si redige come base, fondamenta utile alla definizione di strategie di intervento pluriennali e aperte ad altre aggregazioni di dati. Per ottenere questo sono state strutturate forme di informazione disaggregate per genere sebbene comparabili fra di loro. Lo schema seguito è facilmente riconducibile ad un metodo intuitivo oltre che, per ragioni di tempo e di disponibilità di risorse umane, di semplice e pragmatico utilizzo.
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La pianificazione provinciale è stata introdotta ed attuata solo a partire dal 1990 con la legge 8 giugno 1990, n. 142 sull'Ordinamento delle autonomie locali, una norma fondamentale per quanto concerne il sistema delle autonomie. Precedentemente a questa data erano poche le possibilità di elaborare Piani tout court o di esercitare funzioni in tal senso da parte delle Province per la semplice ragione che esse non erano in possesso di competenze specifiche. 






